Scuola di sesso con la figlia del pompiere, il finale

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Terza e ultima parte del racconto ad opera di Gattone:

La relazione con Ilaria iniziava ad intrigarmi molto. Senza accorgermene stava diventando un’ossessione. Sono lì che penso alle porcate che posso fare con lei, prima fra tutte sverginarla. E’ questo il mio chiodo fisso. Ma penso ad un modo speciale, qualcosa che dovrà ricordare per tutta la vita. Non deve essere una insipida deflorazione. Lei d’altronde fa di tutto per eccitare la mia fantasia. Quando è in casa ama toccarmi il cavallo dei pantaloni di nascosto ed alla presenza di mia moglie. Questa cosa, mi dice poi nell’orecchio, la manda su di giri e si ritrova tutta bagnata in un attimo. Io sono lì a dirle di smetterla, di fare attenzione, ma in fondo la cosa mi intriga molto e mi eccito anch’io come un porco. Non disdegno fugacemente di toccarle il culo o strizzarle le tette. E’ un turbinio di sguardi, sorrisetti e struciatine. Questa cosa mi ha mandato in tilt. Meno male che mia moglie non si è accorta di nulla. Un giorno sotto voce le ho detto “Questo sabato devi assolutamente venire da me. Ho deciso che è arrivato il momento di esplorare l’interno di questa fichetta vogliosa e… vedrai che festa ti sto preparando”. Lei mi sorrise guardandomi con malizia “ Professore porcone non mancherò all’appuntamento, non vedo l’ora di sentire cosa si prova ad avere un bel randello nell’utero. Stava diventando proprio una porca. Non avevo dubbi e la festa che ho in mente di regalarle è proprio indicata per le sue potenzialità. L’idea che ho maturato è di farle prendere due cazzi insieme. Il mio è già pronto, ma l’altro… devo trovarne uno veramente affidabile, il suo proprietario deve eccedere per discrezionalità e complicità con il sottoscritto. La scelta è ricaduta su mio cugino Alberto. Con lui da ragazzi ne abbiamo fatte di cotte e di crude e siamo più intimi di due fratelli gemelli. Intendiamoci, non ci siamo mai inculati come fanno molti adolescenti che hanno ancora timore delle donne. Da ragazzini ci limitavamo a misurarcelo per vedere chi l’avesse più lungo e qualche volta ci siamo scambiati il piacere di una sega reciproca. Questa situazione è durata poco tempo, fino all’età di 14 anni, perché poi molto precocemente ci lasciavamo soddisfare dalle nostre amichette con dei gustosi pompini. Organizzavamo a casa dei party a tre, con la scusa dello studio. La ragazza oggetto dei nostri giochi doveva corrispondere a questi semplici requisiti: non bella, poco truccata e non appariscente, secchiona a scuola e soprattutto mai filata dagli altri ragazzi. Avevamo scoperto che questo stereotipo di donna era quello che più si scatena una volta disinibita, forse perché all’asciutto di cazzo e con tanti complessi sulle spalle. La tattica era sempre la stessa. Uno dei due la invitava a casa con la scusa di essere aiutato a fare i compiti previa ricompensa (naturalmente non immaginava minimamente quale fosse realmente), l’altro si faceva trovare casualmente già sul posto. Si finiva per studiare in tre, fingendo l’altro grande interesse per gli argomenti da studiare.

“Scusa Alberto se vi disturbo, cosa state studiando?”

“Algebra”

“Caspita! Ho un esame proprio la prossima settimana… vi scoccia se mi unisco a voi?”

E così tra una chiacchera e l’altra, tra una battuta ed un doppio senso, portavamo il discorso sul sesso. Ce la lavoravamo con ogni mezzo pur di farla eccitare, giornalini, riviste porno, fin quando non iniziavamo a toccarla, baciarla e spogliarla. Il finale che volevamo era sempre lo stesso: un bel pompino in tandem per fare a gara a chi durava di più e a chi sborrava più copiosamente. Dove sborrare lo improvvisavamo, dipendeva tutto dalla ragazza. C’era quella che si faceva sborrare sulle tette, quella che lo voleva sentire scivolare sulla faccia, quella che si faceva mirare dritto in bocca. Qui la gara era il tiro a segno. C’era, naturalmente, quella golosa di sperma che ingoiava fino all’ultima goccia da entrambi. In quest’ultimo caso non c’era gara, vinceva quello che riusciva per primo a riprendersi dal coma e ad alzarsi dal divano. Ma torniamo a me ed Alberto. Pensare che mia moglie, quando mi ha conosciuto, per un certo periodo ha creduto che fossimo froci, per tutto il tempo che trascorrevamo insieme. Con le donne abbiamo avuto sempre una totale complicità. Ricordo come tra le sue tante fissazioni desiderava che ci scopassimo una tipa insieme. E tanto si mise d’impegno che alla fine ci riuscì. Ho ancora ben nitida nella mente quell’esperienza con Titti, una sua fidanzata bionda molto formosa e dal culo da sballo, tondo come una mela, alla quale dopo essersela fatta nei modi più porci possibili, era un bel troione, Alberto le propose l’incontro a tre. Lei sulle prime recitò la parte della scandalizzata incazzata, poi, convinta magistralmente da Alberto, gli lasciò intendere che in fondo quell’esperienza diversa l’avrebbe anche potuta fare. Detto fatto. A sua insaputa mi fece nascondere in casa. Lui arrivò dopo con Titti e senza tanti preliminari la spogliò e, dopo essersi fatto tirare un bel pompino preparatore, iniziò ad incularla di brutto sul divano. Era questo il segnale che avevamo stabilito. Io dovevo comparire improvvisamente e nudo davanti alla faccia di Titti, con il cazzo in tiro. Così feci. Fu un’esperienza incredibile. Titti mi guardò sbalordita, senza dire parola. Poi si girò interrogativa verso Alberto che prontamente le prese la testa e la stampò sul mio perno. Tutto questo avveniva mentre le stantuffava lo sfintere con violenza. Io con un movimento della mano agevolai l’intrusione nella sua bocca. Titti godeva come una forsennata, si muoveva con una furia incredibile. Fu una sborrata all’unisono. Le riempimmo culo e bocca in un colpo solo. Lei per il piacere ebbe un orgasmo così violento che stramazzò sul divano e vi rimase immobile per alcuni minuti. Il ricordo di questa avventura è, dopo tanti anni, ancora così vivo nella mia mente da credere che facendola vivere anche ad Ilaria, sarà difficile che la possa dimenticare. Contatto Alberto, ci andiamo a bere una birra come facciamo ancora a volte. Gli racconto per filo e per segno la mia incredibile storia.

“Che mi venga… Lucio, ma… hai avuto davvero una bella botta di culo a trovarti a tiro di cazzo una fregna del genere! Sei proprio un gran paraculo! Se la signorina promette così bene come mi dici, bisogna tirar fuori tutta la sua predisposizione a troia! E’ inutile che ti dica che puoi contare su di me come su te stesso”

Ci mettiamo d’accordo. Faccio credere a mia moglie di aver bisogno di Alberto per alcuni lavori in casa, che da solo sarei impossibilitato a fare e che, per sdebitarmi, sarebbe opportuno invitarlo a cena il venerdì e farlo dormire a casa nostra, in modo da poter iniziare a sgobbare il sabato di buon mattino. La scusa non fa una piega. Il venerdì sera Alberto suona puntualissimo alla porta. Gli avevo detto di venire dopo le nove, in modo da non incontrare Ilaria, che si sarebbe potuta insospettire. Nel frattempo mi sono assicurato che sarebbe realmente venuta:

“Non ti preoccupare professore, ogni promessa è un debito… e poi mi bagno tutta ogni volta che penso a come mi farai donna”

mi aveva bisbigliato nell’orecchio prima di andar via. La serata trascorre piacevole, una bella cena e verso mezzanotte tutti a nanna. La mattina dopo la solita routine. Mia moglie si alza presto per andare a lavoro. Alberto fa finta di dormire. Come esce ci alziamo e iniziamo a programmare il piano.

“Ho detto ad Ilaria che per non essere disturbati dal bambino lo avrei portato all’asilo. Lei aspetterà il mio ritorno e con una scusa a sua madre scenderà giù. Tu aspettami qui e non fare rumore, da sopra si sente tutto”

Vesto il piccolo e lo porto all’asilo. Di ritorno vedo Ilaria affacciata alla finestra che segue ogni mia mossa. Entro veloce in casa

“Alberto non c’è molto tempo. Nasconditi nella cameretta del bimbo e aspetta il segnale convenuto. Poi sai cosa fare”

Avevamo ideato che dopo averla sverginata, avrei detto ad alta voce questo è un momento magico. Sarebbe stato il segnale per far entrare in scena Alberto. E’ tutto pronto. L’ansia mi sale in gola. Mi denudo per farmi trovare anche questa volta con il cazzo in tiro. Suona il campanello. Apro appena la porta e dico a bassa voce

“dai veloce… entra!”

Lei si affaccia con un sorriso malizioso di chi si aspetta quella vista e mi dice

“buongiorno professore, vedo che sei “molto teso”. E’ categorico salutarti vero?”

E mentre chiudo velocemente la porta mi prende il cazzo in mano, si piega e lo bacia sulla cappella, dopo avergli leggermente passato la lingua sulla sua circonferenza. Senza dir nulla la sollevo e la bacio in bocca, la denudo freneticamente, togliendole anche le mutandine. La prendo in braccio e la porto sul letto grande. La stendo e mi ci posiziono sopra. Inizio a leccarle avidamente lo spendido fiore che di lì a poco avrei raccolto. E’ piacevolmente stretto. Lei invece, molto eccitata per la rapidità con cui l’ho immersa nei piaceri del sesso, è intenta a lustrarmi per bene la verga.

“Bimba mia, visto che oggi sei tu sotto, dedicati particolarmente a leccare i coglioni ed il buco del culo, noi uomini ne andiamo pazzi”

Non facendoselo ripetere un’altra volta, inizia a leccare le palle una per volta e sempre una per volta se le infila in bocca e le stuzzica con piccole rotazioni della lingua. Poi si dedica al mio buchetto spennellandolo minuziosamente e facendo brevi pressioni con la punta verso l’interno.

“Brava così, cerca di infilarla quanto più puoi dentro”

Io intanto continuo a leccarle famelicamente la fica, facendola bagnare e dilatare ad ogni colpo di lingua. Continuiamo così per molti minuti, durante i quali Ilaria, quando non ha la lingua infilata nel mio culo, geme con sempre maggiore intensità. La fica le comincia a colare di umori che mi sembrano più intensi e gustosi del solito. Anche l’olfatto ha la sua parte. Un forte odore muschiato di umida intimità mi stordisce a tal punto da farmi quasi dimenticare la presenza di Alberto. Già, Alberto! Mi riprendo subito e capisco che non posso farlo aspettare ancora molto. Poverino, chissà quante me ne sta dicendo con il cazzo in mano, pronto ad esplodere. Per Ilaria è arrivato il momento di diventare donna. Ci cambiamo rapidamente di posto. Lei mi è sopra. Ilaria è lì inginocchiata con la fica grondante di umori ad un centimetro dall’asta.

“Adesso è il momento, calati lentamente da sola, brava così… è quasi dentro la cappella, scendi piano”

Con alcune smorfie di dolore, pian piano vedo forzare il cazzo nella passera. Sento un impedimento e vedo Ilaria che con una smorfia di dolore si blocca, quasi vuole desistere. E’ l’impedimento della sua verginità. Prendo l’iniziativa e decido rapidamente di bloccarle i fianchi e spingerla con forza sul palo. La tenue resistenza dell’imene viene subito squarciata ed il cazzo sprofonda di botto nella sua vagina, fino all’ingresso dell’utero. Ilaria si ritrova senza fiato con occhi sbarrati e completamente impalata con le labbra della fica che toccano i miei coglioni. Le prendo la testa e avvicino la sua bocca alla mia. Rivoli di lacrime le scendono ininterrottamente sulle guance, ma non un solo lamento le esce di bocca. Inizia ad adattarsi alla nuova intrusione, mi frulla la lingua in bocca e accenna ad un timido movimento. Smette di limonare ed in posizione verticale inizia a strofinare con decisione il pube sul mio. Emette piccoli gemiti. Sento la strettezza di quella fica appena violata massaggiarmi meravigliosamente l’asta, è da troppo tempo che non provo certe sensazioni. Non riesco a trattenermi e le esplodo improvvisamente dentro inondandole l’utero. Lei sentendosi riempire accelera il movimento per raggiungere l’imminente orgasmo. Viene, emettendo un sibilo tra le labbra. Velocemente la stendo di schiena sul letto e mettendomi ai piedi continuo a pomparla in piedi energicamente. Il cazzo mi è rimasto duro per l’eccitazione. Ilaria in preda agli spasmi dell’orgasmo si dimena con la testa ad occhi chiusi.

“Ora rimani così, con gli occhi chiusi. Io esco ed entro senza preavviso. E’ un gioco che ti farà provare forti sensazioni è questo un momento magico”

Come un automa resta con gli occhi chiusi ed ha un sussulto quando lo sfilo completamente fuori. La fica grondante di umori e sperma è ora oscenamente aperta. Da dietro arriva velocissimo Alberto che scansandomi e infoiatissimo per la lunga attesa, si posiziona davanti alla fica e con un unico colpo secco la penetra fino alle palle. Dalla bocca di Ilaria esce un gridolino, un misto di dolore ed eccitazione.

“Gli occhi tienili sempre chiusi, rilassati porcellina che siamo solo all’inizio della festa”

Le dico. Alberto ha il cazzo un po’ più grosso del mio. Inizia a pomparla prima piano, poi sempre più velocemente. Ilaria sempre con gli occhi chiusi e sempre con smorfie di dolore sembra assorbire bene gli affondi. Quando vedo Alberto entrare e uscire con furia da quella fica ormai sonoramente sciancata e Ilaria assecondare a bocca aperta le spinte, mi avvicino alla sua testa e glielo ficco in bocca, ancora carico dei suoi umori e della mia sborra. Spalanca improvvisamente e con terrore gli occhi. Guarda impaurita prima me e a seguire Alberto, proprio mentre con un rantolo lui le scarica nell’utero una quantità impressionante di sborra. Non può muoversi perché sia io che lui l’abbiamo bloccata a dovere. Inizio a pomparle la bocca con foga.

“Hai visto bambina che bella sorpresa? Il professore te l’aveva promesso. Lui è mio cugino, ma è come se io mi fossi sdoppiato, non temere. Volevo che la tua prima volta fosse indimenticabile”

Mentre le dicevo questo, Alberto, con la mazza più in tiro di prima, esce dalla fica e punta deciso l’altro forellino.

“Scusa cugino ma questa passera è allagata! Non è giusto riempire un buco e lasciare all’asciutto gli altri. Bisogna distribuire equamente le razioni di sborra”

E appoggiando la cappella al buchino, con un solo deciso colpo le sfonda il culo ed inizia a pomparlo energicamente, sollevandole le gambe in aria. Ilaria emette un grido di dolore, soffocato per fortuna dal mio cazzo. Non capisce più niente. Passa da una espressione di terrore a quella di totale stordimento.

“Albè, che ne dici di metterci più comodi?”

Con un cenno di approvazione sfila la verga dal culo, dal quale esce un sibilo di aria compressa per le forti spinte subite, gira Ilaria velocemente a pecorina e la impala nuovamente, questa volta salendole sopra. Io, nel frattempo, mi ero steso sul letto, portando il cazzo verso la sua bocca. Glielo spingo nuovamente dentro e le muovo la testa, impostandole il ritmo da tenere. Ormai infoiatissima mi sbocchina come una forsennata. Si blocca solo in alcuni momenti, per meglio sentire le stantuffate di Alberto che le stanno dilaniando lo sfintere. Asseconda le violente spinte con timidi movimenti del bacino. Mentre si strofina da sola con una mano la clitoride, diventata rosso fuoco, ha un improvviso e violento orgasmo. Inarca ancor di più la schiena stringendo con forza la mia mazza tra le labbra ed emettendo un forte “uuuhhmmmm” di piacere. Questo suo inaspettato e rapido adattamento alla situazione mi fa raggiungere un secondo violento orgasmo. Molti fiotti si susseguono nella sua bocca e lei avidissima li aspira tutti, lasciandomi senza fiato. Nel frattempo Alberto, che non si è perso neanche un particolare del suo ingoio:

“Lucio, avevi proprio ragione! E’ una zoccola patentata. E allora, visto che ti piace tanto il cazzo, prenditelo tutto in culo, così, così, prendi, prendi fino alle palle che vengo di nuovo, così… Ohooooo”

Alberto sembra liberare nel culo di Ilaria anche l’anima. Deve averglielo riempito per bene, perché Ilaria è lì ferma e ansimante a sentire l’asta che le pulsa dentro, gustandosi ogni minima sensazione.

”Si, si… che bello, lo sento mi riempie….haaa, continua, comè grosso… siii”

Come lo sfila fuori, uno spruzzino di sperma le esce dallo sfintere. E Alberto:

”Stringi il culo bimba! Se no ti perdi tutta la roba che ti ho pompato dentro, Ha,ha,ha”

Sfiniti ci accasciamo tutti e tre sul letto. Dopo alcuni minuti di silenzio Ilaria:

“Però Lucio, sei proprio uno stronzo! Perché non me lo hai detto che avevi in mente questa porcata, avevi forse paura che ti avrei dato buca? Chissà… può essere che avrei accettato anche subito, senza remore e avremmo potuto fare dei bei giochini preliminari, prima di farmi rompere da voi due”

“No, non è stato per paura, volevo che provassi l’effetto sorpresa. Di certo non lo dimenticherai facilmente”

Alberto:

“Hei! Ma che dite, parlate come se la festa fosse già finita… c’è ancora il gran finale!”

Ilaria incuriosita

“Quale sarebbe sto gran finale, altro porcone degno di tuo cugino, mi avete letteralmente scassata e riempita di sperma, non basta?”

Io

“E no, non basta, devi ancora provarci insieme, nel culo e nella fica”

Ilaria

“Nel culo e nella fica? Ma che dite, non posso reggervi insieme, mi farebbe troppo male!”

Alberto

“Tranquilla, per come sei allargata e lubrificata ora… potresti sopportare l’assalto di un esercito”

Io

“Allora che aspettiamo? Il tempo passa, fra poco devo andare a prendere il bambino all’asilo, facciamoci sto sandwich. Ilarietta, facceli risuscitare come sa fare la tua boccuccia, dai. Inizia con lo zio Alberto che ancora non ha avuto il piacere di gustare la morbidezza delle tue labbra”

Detto questo, vedo che Alberto le si avvicina alle labbra e la bacia, ficcandole la lingua in profondità. Iniziano a limonare con foga. Con una mano le sollazza la passera ancora grondante di liquidi. Io non resto fermo ed inizio a succhiarle i lunghi capezzoli.

“Assaggiali Alberto, senti come sono lunghi e gustosi”

In breve tempo siamo partiti nuovamente tutti e tre. Ci stendiamo affiancati e lasciamo che Ilaria ci succhi a turno le verghe. Lei è letteralmente impazzita. Passa con foga da un’asta all’altra, mentre ne succhia una smanetta l’altra e ne massaggia le palle. E’ eccitatissima. Ci sbocchina voracemente a turno e cerca anche di infilarsi entrambe le cappelle in bocca. Noi ci guardiamo esterrefatti e dobbiamo bloccarla per non venirle in faccia. Ci spostiamo. Alberto le lecca la fica ed io la bocca e le tette. Ilaria impazzisce:

“Allora cosa aspettate… non volevate sfondarmi, prendetemi insieme dai, subito!”

Alberto che ha il cazzo più grosso si stende sotto e se la sistema sopra. Se la spinge sul perno e le impala la fica in un colpo solo. Inizia a fottersela con furia. Io aspetto qualche istante e poi chiedo ai due di bloccarsi un attimo. Mi sistemo dietro ad Ilaria e appoggio la punta sullo sfintere muovendola alla ricerca del varco migliore. Sento Ilaria respirare affannosamente. Stringo con le dita la cappella, per bloccare il sangue e renderla più dura. Spingo. Il buco si apre agevolmente, quasi aspettasse da sempre questo momento. Sfrego le pareti interne, sono tutto dentro. Sento il cazzo di Alberto muoversi e stringermi lo spazio all’interno. E’ una nuova e strana sensazione. Ilaria è immobile a bocca aperta. Faccio cenno ad Alberto di cercare un movimento in sincronia. Lui esce io entro, esce… entro. Dopo vari munuti, distratti dal piacere intenso, perdiamo il ritmo e la impaliamo entrambi di colpo. Ilaria emette un piccolo grido. Sento la sua pelle tirarsi al massimo e l’anfratto dell’intestino chiudersi intorno a me. In questo modo la verga di Alberto è ancora più vicina alla mia. La sento pulsare sfiorarmi, capisco che sta per venire. Percepisco la sua esplosione nell’utero di Ilaria, ne distinguo gli spruzzi. Queste strane sensazioni fanno venire anche me. Ilaria, che sente entrambi venirle dentro a strettissimo contatto, ha un altro lungo orgasmo. Il suo corpo si tende come una corda di violino, dai pori si sprigionano, come per magia, piccole gocce di sudore. Blocca di colpo i suoi movimenti con tutti i muscoli completamente rigidi, per poi accasciarsi stremata su Alberto. Anch’io sfinito mi poggio sulla sua schiena. Ci stacchiamo. I buchi di Ilaria sono tremendamente dilatati e perdono notevoli quantità di liquidi. Che storia incredibile! Ci riposiamo un attimo. Poi comandiamo alla piccola di fare un ultimo sforzo per completare la sua splendida performance. Le facciamo ripulire perfettamente le aste con la lingua. Ilaria:

“Adesso scusatemi ma devo proprio andare in bagno. Tutti questi liquidi sono peggio di un clistere e devo liberarmene”

Decidiamo allora di accompagnarla.

“Senti piccola, ti dispiace se guardiamo?”

“Ma… perché… cosa…”

“Tu non ti preoccupare, ormai conosciamo ogni più piccolo centimetro della tua pelle, che c’è ti vergogni proprio ora?”

“No… non è vergogna… è che…”

“Bè, allora lasciaci fare”

La prendiamo entrambi in braccio e la portiamo con il culo in aria e ben dilatato sul water.

“Adesso ti puoi liberare, coraggio”

Ilaria ci guarda un po’ perplessa e sbigottita ma inizia a spingere in fuori. Noi ci pieghiamo con la testa per gustare meglio lo spettacolo. Lo sfintere inizia a pulsare. Si ritrae e si dilata, come un bocciolo di rosa che si apre e chiude. Improvvisamente con un forte e sonoro getto si libera completamente.

“Che splendida visione e ce ne volevi privare!”

Ilaria

“Posso fare anche pipì… se volete”

“E ce lo chiedi! Dai forza che aspetti”

La spostiamo nella direzione della vasca da bagno. La fica di Ilaria inizia a gonfiare, lasciando partire lunghi getti di urina. Noi la guardiamo estasiati e verso la fine, quando i getti si riducono a goccioline, con una mano le strofiniamo a turno la passera.

“Credo proprio che per oggi la lezione sia finita. Se vuoi… possiamo estendere il corpo docenti ad Alberto. Che ne pensi?”

“Be… forse si, forse no… ci devo pensare professore porcone. Adesso il mio solo pensiero e quello di andarmene, ho detto alla mamma che sarei mancata poco. E poi mi sono stancata tantissimo, voglio riposare, mi sento indolenzita e mi brucia tutto”

Detto questo si lava, si riveste velocemente e si congeda da noi, baciandoci entrambi appassionatamente. Restiamo soli. Ci guardiamo in faccia per alcuni secondi in silenzio. Poi scoppiando a ridere battiamo il cinque. Festa perfettamente riuscita!

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Date: Febbraio 9, 2014

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